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Visita a L'Aquila

pubblicato 16 giu 2009, 11:39 da Pasquale Castrilli   [ aggiornato in data 30 ago 2010, 13:56 ]
 
L'Aquila / MyNews 27
. Una visita alla zona del terremoto per portare amicizia e solidarietà. Domenica 14 giugno Mariasara, Gioconda ed Enzo, tre giovani del Movimento Costruire, hanno fatto visita ad una tendopoli dei terremotati all'Aquila. Con loro anche p. Pasquale Castrilli. Il piccolo gruppo è stato accolto da don Francesco Leone e da Ilaria, rispettivamente parroco e catechista della parrocchia S. Pietro, sita nel centro storico de L'Aquila. La gente della tendopoli ha vissuto un momento significativo con la processione del Corpus domini che prevedeva un percorso tra le tende del campo e dell'attiguo campo della Croce Rossa italiana. 
Una visita nella cosiddetta 'zona rossa', il centro storico della città, ha permesso di visionare le case e le chiese distrutte dal sisma del 6 aprile. Il gruppo oblato ha dato anche un aiuto nel trasporto di alcune suppellettili liturgiche della chiesa di S. Pietro risparmiate dal terremoto. A ciascuna delle persone incontrate è stato donato un piccolo foglio con una frase sull'Eucaristia e un rosario di legno africano.
 
Di seguito le impressioni di Enzo:

Prima di andare a L’Aquila ero frenato dal timore di restare deluso da eventuali situazioni che avrebbero confermato alcuni miei pregiudizi riguardo le operazioni di solidarietà. Devo però dire che questi sono stati in gran parte smentiti nel corso della giornata.

La prima cosa che mi ha colpito è stata la disponibilità di una ragazza catechista, Irene. Dà una mano al parroco, don Francesco, ed è spesso indispensabile nel gestire anche le cose più semplici, come preoccuparsi del materiale necessario per la Messa. E a volte io mi permetto di pensare che la comunità mi chiede troppi sacrifici! C’è stato poi il primo incontro con le persone nella tendopoli: poche, prevalentemente anziane, ma con una grande sete di relazioni. Ho avvertito in loro più che un bisogno di sfogarsi, un bisogno di qualcuno che gli desse speranza, la speranza di una vita presto “normale”, speranza che difficilmente riescono a trovare da soli. L’esperienza poi per me più toccante è stata la visita al centro storico della città. Vedere una città apparentemente normale (non fosse per le macerie), con negozi, insegne, studi, completamente disabitata, una “città fantasma” mi ha fatto un certo effetto. Ed ogni particolare, ogni porta lasciata aperta, ogni facciata scoperta, mi faceva pensare a quello che poteva essere accaduto in quel preciso luogo, a chissà quali corse, pianti, paure...

Un altro incontro importante è stato quello con i volontari: Protezione Civile e CRI alle tendopoli, così come i VV.FF. nel centro storico, lavorano alacremente e a tempo pieno, a volte lasciando una famiglia a casa e spendendo giorni di ferie, tutto riuscendo anche a donare un sorriso alle persone accanto.

Mi è rimasta dentro una frase, molto semplice e forse anche scontata, di un Vigile del Fuoco (peraltro calabrese), il quale mi diceva: ognuno di noi può fare poco per una situazione del genere, e c’è chi viene solo qualche giorno, chi una settimana.. ma il poco di ciascuno è quello che serve! 

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