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"Zio Giova? Un mito!"

pubblicato 24 ott 2009, 05:08 da Pasquale Castrilli
 
Metaponto (Mt). MyNews 49.
Si è reso conto pian piano della gioia che i cinque partecipanti OMI ed MGC al Convegno CEI di Pastorale giovanile hanno avuto nell'incontrarlo e conoscerlo. Emmanuele Santolini (al centro della foto con Giorgia dell'MGC e Diego della Pastorale Giovanile di Potenza), 20 anni, genovese, studente universitario, è il nipote di p. Giovanni Santolini, morto in Congo la Domenica delle Palme del 1993. Emmanuele è figlio di uno dei fratelli di Giovanni e abita nella casa dove lo zio era vissuto da bambino.
Un po' imbarazzato, ma contento di sapere che tanti hanno amato e conoscono lo "zio Giova", Emmanuele ha risposto ad alcune nostre domande.
 
Quando zio Giovanni è morto, nel 1993, tu eri piccolo... Cosa ricordi di quel giorno?
Avevo otto anni. Praticamente quel giorno arrivò una telefonata di p. Paolo Archiati a mio papà, c'era la nonna ancora viva... Eravamo in cucina. Io ero lì che non capivo... mia madre cominciò a piangere. Ricordo che mio padre spedì noi ragazzi alla partita per toglierci di mezzo e lui andò a comunicare la notizia alla nonna.
 
Tu come ricordi zio Giovanni?
Per me è un mito, un esempio della mia vita, un mio punto di riferimento.
Con lui si rideva sempre. Quando arrivava ogni due anni, andavamo a prenderlo all'aeroporto. Ricordo che apettavamo delle ore. Il periodo che stava con noi in Italia era bellissimo. Si faceva sempre qualcosa insieme e poi lui coinvolgeva tutti. Era stupendo!. E quando io, mio fratello e i miei cugini gli servivamo la messa si rideva sempre. Ricordo le messe in campagna a Torrazza...
 
Anche noi ricordiamo Giovanni con tanto affetto. era un uomo di grande spessore spirituale e culturale. Ci sono tante persone che conoscono Giovanni. Il video 'Eroe per abitudine' ha fatto il giro del mondo... La memoria di Giovanni come prosegue?
Ogni anno c'è una messa in suo ricordo. E' una cosa un pò strana, ma è come se lui continuasse ad essere una presenza costante. Noi siamo una famiglia molto unita, ma lui per noi era come un cugino, un padre... In ogni camera di noi nipoti c'è un sua foto. E noi abbiamo una foto di zio Giovanni in quasi ogni stanza della mia casa. C'è anche un'icona della Trinità che aveva regalato a mio fratello.
 
Ricordo il disegno che aveva fatto la nipotina Beatrice con la bocca grande...
E' un disegno diventato famoso. Lei era piccolina, era del 1991, e aveva fatto questo disegno con la bocca grande perchè diceva che lo zio Giovanni rideva sempre. E un'immagine che lasciava sempre. Io non ho vissuto lo zio Giovanni da un punto di vista spirituale, non ero nell'età per fare una confessione con lui, ma è stata sempre una presenza nella mia vita.
 
Sei stato anche in Congo.
Sono stato in Congo due volte: nel 1997 qualche dopo la sua morte e poi, con le zie e una cugina, nel 2007. Nel piccolo cimitero dove riposa, allo Scolasticato di Kinshasa, ci sono anche altri due Oblati. Il luogo è bello e dignitoso. La nonna aveva deciso che restasse giù in Africa; lui aveva dato tutto per quella gente del Congo ed era giusto che restasse lì.
 
Tu cosa fai a Genova?
Studio all'università al secondo anno di medicina. Sono anche impegnato in alcune associazioni di volontariato. Cerco di essere anch'io un pò missionario nel mio piccolo.
 
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